Mauro Masiero: Il barbiere di Siviglia

Gioachino Rossini: compositore-costumista-sarto. Assurdo? Per nulla. Prima ancora di vedere in scena i personaggi del Barbiere se ne possono indovinare le caratteristiche ascoltandone il canto. Un caso emblematico è rappresentato dal Conte di Almaviva, che – per conquistare Rosina con l’aiuto di Figaro – ricorre a tre travestimenti; il Conte, infatti, compare inizialmente per quello che è: un aristocratico che assolda un gruppo di musicanti di strada per fare una serenata alla sua bella. Al fallimento di questo primo tentativo, il Conte chiede aiuto a Figaro, che si presenta con la sua esplosiva – e celeberrima – cavatina. Questi gli suggerisce di cantare a Rosina «Una canzonetta, così alla buona» e il Conte s’impersona Lindoro, innamorato squattrinato, riuscendo così a conquistare l’amore della sua bella. La baraonda del primo finale, poi, è scatenata dallo stesso Almaviva nei panni di un soldato ubriaco, travestimento adottato al fine di sbarazzarsi del buffo aguzzino Don Bartolo, che tiene Rosina segregata in casa. All’inizio del secondo atto, quindi, il Conte tenta (con successo!) di introdursi in casa di Don Bartolo camuffato da sacerdote e maestro di musica. Un mago del travestimento, dunque; ma dove sta il punto d’interesse? Nel fatto che ogni mascheramento di Almaviva è condotto da Rossini con peculiari mezzi musicali, che esploreremo in questo podcast.

La rubrica di Mauro Masiero