Mauro Masiero: Monteverdi, L’ORFEO

Il 24 febbraio 1607. A Mantova va in scena L’Orfeo, il primo capolavoro nella storia del melodramma. A una manciata di anni dall’invenzione di questo genere con il recitar cantando della Camerata dei Bardi a Firenze, Claudio Monteverdi mette in musica il libretto di Alessandro Striggio per il giovane Francesco Gonzaga, membro dell’Accademia degl’Invaghiti. L’Orfeo è un capolavoro perché, nonostante la distanza temporale e culturale da quel fatidico giorno di Carnevale, ancora oggi dice qualche cosa all’ascoltatore e sa offrire una musica smagliante, variopinta, brulicante di vita.

L’Orfeo: uno spettacolo innovativo

Ne L’Orfeo tutto è nuovo. Nuovo il genere di spettacolo: si è mai vista una favola in cui i personaggi, anziché parlare, cantano? Nuova la musica: non era abituale in quegli ambienti colti ascoltare una singola voce accompagnata da strumenti, né musica esclusivamente strumentale di tale livello. Caratterizzare musicalmente un ambiente o una situazione, inoltre, forse risultava addirittura impensabile. Nuovo il fatto che uno spettacolo per l’intrattenimento di una cerchia di colti nobiluomini venisse dato alle stampe. Monteverdi infatti, in barba a tutte le convenzioni, fa stampare L’Orfeo a Venezia nel 1609, e il successo è tale che nel 1615 viene ristampato. Si tratta della prima opera di successo e, possiamo immaginare, di repertorio nella storia del teatro musicale, quando ancora era uno spettacolo d’intrattenimento privato per pochi, colti fortunati. Il teatro a pagamento (invenzione veneziana del 1637) è ancora ben lontana dal venire, ma le novità circolano con una rapidità che fatichiamo a immaginare.

L’Orfeo e i suoi misteri

Le incongruenze e i misteri non mancano: già di per sé la musica è l’arte dell’effimero, che va continuamente ricreata perché esista. Nel caso de L’Orfeo si può dire che ogni volta debba venire ricomposta e che non si possa ascoltare due volte lo stesso Orfeo. Perché? Scopritelo ascoltando il podcast! Come se non bastasse, i libretti di Mantova e Venezia non combaciano, aggiungendo ulteriore mistero sul reale finale dell’azione. Insomma: un’opera problematica e ostica, scritta in un magnifico italiano tardo-rinascimentale e musicata con una varietà di stili per l’epoca inaudita.

Contenuti, voce, regia: Mauro Masiero per RCF Classica.