Mauro Masiero: Gesualdo da Venosa

A volte è sufficiente un termine per evocare spettri inquietanti e terribili: Gesualdo da Venosa è uno di questi.
Il Principe di Venosa fu un uomo inquieto, funestato da fantasmi e incline ad azioni estreme, come il delitto di cui si macchiò in giovane età. Questa psiche tormentata si trasferisce sulla partitura, mai così radicalmente dissonante nel Rinascimento.

Il nome di Carlo Gesualdo da Venosa viene immediatamente associato all’uxoricidio, cosa senza dubbio notevole e allettante per la nostra epoca assetata di gossip (meglio ancora se morboso), ma che poco ha a che vedere con la musica, unico oggetto di questo programma. Gesualdo fu un compositore raffinatissimo e, cosa ancor più sorprendente, sviluppò un linguaggio che non ebbe eguali nella storia della musica.
Con i suoi madrigali, Gesualdo estremizza come nessun altro le tendenze musicali della sua epoca, facendo ricorso a un lessico armonico inusitato e inaudito: dissonanze estreme e asperrime sono all’ordine del giorno in uno stile che ama sbalordire, raccapricciare, lacerare. Un manierismo musicale affine a quello pittorico per l’esasperazione del gesto che va verso l’astrazione; un’arte dolorosa e lacerante, tenebrosa, tanto audace da venir relegata in un angolo della Storia, come un capriccio temporaneo.
Tra i primi che ne compresero la portata dirompente fu Igor Stravinsky, in un’epoca in cui la dissonanza si era emancipata al punto da assurgere a principio estetico dominante. Stravinsky prende la musica di Gesualdo e si limita a riadattarla per orchestra, traendone materiale perfetto per un prezioso, raffinatissimo gioco strumentale. Si viene dunque a scoprire che dissonanza non è sinonimo di modernità, ma che è stato un principio che ha avuto lungo corso nella storia della musica.

Contenuti, voce, regia: Mauro Masiero, per RCF Classica

ascolta le precedenti puntate