Mauro Masiero: 2° Quartetto Rasumovsky

Quartetto in Mi minore op. 59 n. 2 “Rasumovsky” (1806)
1. Allegro, 2. Molto adagio, 3. Allegretto, Finale – Presto

Nei tre quartetti Rasumovsky troviamo la manifestazione più alta del cosiddetto “secondo stile” beethoveniano nell’ambito della musica da camera. Nei due accordi staccati e possenti che aprono il primo movimento si ode l’eco di quelli che aprono l’Eroica, mentre lo scarto di semitono che distanzia la seconda ripetizione dell’inciso iniziale riporta all’Appassionata, come anche la pause: silenzi quantomai tesi ed espressivi. Il primo motivo – ancora non si può parlare di tema – nasce direttamente dal riempimento dell’intervallo annunciato dai due accordi iniziali: una quinta. Il suo carattere oscuro e introverso presto si scioglie in figurazioni di semicrome da cui scaturisce il primo vero tema, che acquista spazio e sonorità sino a sprigionare una grande energia. Il violoncello accenna a un secondo tema nella relativa maggiore, che il violino primo espone all’acuto in un canto breve ed elegante, ornato da rapidi trilli. Un elemento apparentemente insignificante di transizione precede il ritornello dell’Esposizione, elemento che acquisterà pregnanza drammatica nel corso dello Sviluppo e andrà a integrarsi agli altri elementi tematici. Anche i trilli che hanno caratterizzato il secondo tema non sono mero ornamento: essi vengono integrati nel tessuto dello Sviluppo e, potenziati da un unisono di tutta la compagine, costituiscono il raccordo tra Sviluppo e Ripresa. Qui Beethoven ripropone il materiale iniziale riempiendo alcune pause con un gioco di echi tra violino primo e violoncello. La coda acquieta gradualmente le tensioni sino a spegnere il primo movimento e preparare all’ascolto del Molto Adagio, nel quale Beethoven scrisse in italiano “Si tratta questo pezzo con molto di sentimento”.
Un brano notturno, di intima espressione e contemplazione, caratterizzato da un inizio in forma di inno o di corale e da un ritmo trocaico su cui si innesta una sezione melodica quasi operistica, nella quale compaiono rare ma eloquenti settime minori cariche di pathos, non tali però da turbare la serena distensione dell’insieme.

Il terzo movimento conduce a un piano completamente diverso, tutto estro e sorprendente gioco ritmico; nella prima parte un tema che, fa notare Principe, è un “continuo rovesciarsi da moto ascendente a discendente”, affiancato da un movimento insistentemente sincopato che, alle orecchie dei contemporanei, dovette sembrare pura follia e che, a noi ascoltatori del XXI secolo, sembra un ragtime ante litteram.; nel Trio la viola introduce il guizzante tema russo in onore dell’ambasciatore Rasumovsky, tema evidentemente molto popolare e conosciuto: se ne servirà anche Mussorgsky nella scena dell’incoronazione del suo Boris Godunov. Beethoven lo sviluppa in un agile fugato che giunge a degli stretti in cui il tema si accavalla nelle diverse voci in un’intrigante, apparentemente caotica accumulazione.

Di gioco ed estro si può a buon diritto parlare anche a proposito del vorticoso movimento conclusivo, che contraddice continuamente e deliberatamente la tonalità segnata in chiave. L’agognato Mi minore tuttavia viene conquistato, ma non ha più nulla del Mi minore con cui si apriva il quartetto: dal torcersi introverso del primo movimento siamo giunti a un susseguirsi turbinoso, movimentato e gestuale, tra le pagine più divertenti in cui apprezzare l’umorismo beethoveniano, che il compositore incanala con mano ferma nella grande forma. Questa si fa ciclica nei suoi richiami al primo movimento: lo “scarto” armonico ravvisato tra le due ripetizioni del primo motivo nel primo movimento ritorna nelle esposizioni del primo motivo del finale e il secondo tema in Mi minore ricorda da vicino il primo dell’Allegro iniziale.

Contenuti, voce, regia: Mauro Masiero, per RCF Classica

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