Mauro Masiero: Beethoven, 3° Quartetto Rasumovsky

Eccoci giunti al terzo e ultimo appuntamento della nostra mini serie dedicata ai 3 quartetti op. 59 di Ludwig van Beethoven, i cosiddetti “Rasumovsky“. Da una nebbia misteriosa e indistinta, puro splendore e vita esuberante; un mistero incantatorio, vero unicum in Beethoven; il recupero di un genere già obsoleto; il perpetuum mobile di un fugato anomalo. Questo, in breve, il terzo quartetto Rasumovsky: un ascolto emozionante. A cura di Mauro per RCF Classica.

Quartetto in Do maggiore op. 59 n. 3 Rasumovsky (1806)

1. Introduzione. Andante con moto - Allegro vivace, 2. Andante con moto quasi Allegretto, 3. Menuetto. Grazioso, 4. Allegro molto

Dalla selva di un’introduzione enigmatica e impenetrabile, il primo violino riesce a farsi strada e a uscire con un recitativo vagulo e rapsodico. Quando anche i compagni lo raggiungono, i due accordi che risultano si caricano a tal punto di tensione ed energia da esplode nel tema più magnifico e gioioso. Un Do maggiore sfavillante si afferma dalle brume di un’instabile vaghezza tonale e porta avanti un primo tema eroico, di freschezza giovanile che non conosce freni, paure, ostacoli. Il secondo tema, più prudente e garbato, viene esposto a turno da tutti gli strumenti in una sonorità più contenuta e, dopo il ritornello, conduce a una fase di Sviluppo che prende le mosse dalla frase rapsodica udita dopo l’introduzione. Elementi che sembravano del tutto secondari nello Sviluppo acquistano peso drammatico, mentre lo splendore del primo tema è destinato a non ricomparire che in frammenti, per ritornare nella tonalità d’impianto con la Ripresa, nella quale si afferma con vigore. L’inizio vagulo e dissonante può rimandare al cosiddetto "Quartetto delle dissonanze" di Mozart, che potete ascoltare qui.

Unico dei tre Rasumovsky a non sviluppare al suo interno un tema russo, sopperisce alla mancanza di materiale esotico con l’unicità meravigliosa del secondo tempo che, giocando sulla scala minore armonica, crea irresistibili suggestioni levantine. Come avevamo già notato per altri quartetti precedenti, quando Beethoven sceglie di recuperare uno stilema demodé, lo fa in piena coscienza e non senza ironia: la galanteria cicisbea evocata dalla parola Menuetto, ricompare quale ulteriore demone guardato negli occhi e, a forza di musica, superato nel segno di una vera eleganza.

Il finale è un fugato piuttosto anomalo, a velocità supersonica. Il tema graffiante e talora aggressivo riconferma il carattere energico e l’impressionante vigore creativo del Beethoven eroico.


Contenuti, voce, regia: Mauro Masiero, per RCF Classica

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