Mauro Masiero: Quattro salti con Respighi

Parliamo di un grande compositore italiano vissuto tra Otto - e Novecento: Ottorino Respighi (Bologna 1879, Roma 1936). Generazione difficile, la sua: la cosiddetta Generazione dell’Ottanta dovette misurarsi con una guerra mondiale, un regime totalitario e, di conseguenza, portare sulle proprie spalle il fardello di una “nuova” musica italiana, lontana dalla tradizione del melodramma, dando vita a esperienze assai diversificate, più o meno compromesse politicamente. Una cosa accomuna i maggiori compositori di tale generazione (Casella, Pizzetti, Alfano, Malipiero e altri): lo sguardo attento e vorace verso il passato remoto.

Ottorino Respighi guarda al Gregoriano e, come nel caso dei brani che presentiamo, alla musica italiana tra Cinque- e Seicento, ricercandovi di un linguaggio armonico aurorale, fresco, spontaneo, leggero. Con un notevole lavoro musicologico va a ripescare brani composti originariamente per liuto e – qui il fascino della sua operazione! – li trascrive nel linguaggio che gli è più congeniale: quello della grande orchestra. Un totale anacronismo dunque: la grande orchestra tardo-romantica dal suono possente e rotondo, ricca di strumenti che nemmeno esistevano all’epoca al servizio di una musica fatta di piccole forme, per uno strumento solo, delicato e silenzioso com’era il liuto. Da genio dell’orchestrazione (azzardo il paragone con il quasi coetaneo Ravel) Respighi riesce a rivestire di suoni e colori ricchissimi queste piccole composizioni, a ridare loro luce e vita.

Le riscopre grazie a un lavoro relativamente nuovo (quello del musicologo) che, in maniera ancora pionieristica, va a scartabellare gli antichi codici in biblioteche e sagrestie alla ricerca di perle nascoste e mute da secoli.

Contenuti, regia, voce: Mauro Masiero

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